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3月27日

Joe Sentieri - Un altro pezzo di Genova se ne è andato

Joe Sentieri (Genova, 3 marzo 1925 - Pescara, 27 marzo 2007) è stato un cantante italiano. Ha lasciato le scene nei primi anni ottanta.

Il suo vero nome è Rino Luigi Sentieri. Appassionato di pittura, è considerato - assieme a Tony Dallara - un capostipite della scuola dei cosiddetti urlatori. È ricordato anche per il curioso saltino con cui usava terminare le proprie esibizioni.

Cresciuto in un quartiere popolare nella zona portuale, iniziò la sua carriera di cantante negli anni cinquanta esibendosi sulle navi da crociera e sui transatlantici che coprivano le rotte dall'Europa verso le Americhe. Rimase a cantare in Sudamerica per una decina di anni prima di rientrare in Italia e proseguire in patria la carriera artistica.

Vinse l'edizione di Canzonissima del 1959 interpretando il brano Piove di Domenico Modugno.

In carriera ha partecipato ad alcune edizioni del Festival di Sanremo lanciando motivi di successo come È mezzanotte e Quando vien la sera.

Sentieri negli anni sessanta ebbe anche una discreta carriera come attore cinematografico interpretando una serie di cosiddetti musicarelli, film basati su canzoni in voga, o parodie di film celebri, tra cui : Meravigliosa, A qualcuno piace calvo, Sanremo, la grande sfida e Urlatori alla sbarra (del 1960); Bellezze sulla spiaggia (1961); Caccia al marito, Appuntamento in Riviera e Il giorno più corto (1962); Tre notti d'amore (1964); La moglie più bella (1969). La sua ultima interpretazione avvenne in Io ho paura (del 1977).

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

3月26日

Paul Marie Verlaine - Poichè l'alba si accende...

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Poiché l'alba si accende,
ed ecco l'aurora,
poiché, dopo avermi a lungo fuggito,
la speranza consente
a ritornare a me che la chiamo e l'imploro,
poiché questa felicità consente ad esser mia,

facciamola finita coi pensieri funesti,
basta con i cattivi sogni,
ah! soprattutto basta con l'ironia
 e le labbra strette e parole
in cui uno spirito senz'anima trionfava.

E basta con quei pugni serrati
e la collera per i malvagi
e gli sciocchi che s'incontrano;
basta con l'abominevole rancore!
 basta con l'oblìo
ricercato in esecrate bevande!

Perché io voglio,
ora che un Essere di luce
nella mia notte fonda
ha portato il chiarore
di un amore immortale,
che è anche il primo,
per la grazia,
il sorriso e la bontà,

io voglio, da voi guidato,
begli occhi dalle dolci fiamme,
da voi condotto,
o mano nella quale tremerà la mia,
camminare diritto,
sia per sentieri di muschio
sia che ciottoli e pietre
ingombrino il cammino;

sì, voglio incedere dritto e calmo nella Vita
verso la meta a cui mi spingerà il destino,
senza violenza, né rimorsi, né invidia:
sarà questo il felice dovere in gaie lotte.

E poiché,
per cullare le lentezze della via,
canterò arie ingenue,
io mi dico che lei
certo mi ascolterà senza fastidio;
e non chiedo, davvero, altro Paradiso.

 

Paul Marie Verlaine è un poeta francese, nato a Metz il 30 marzo 1844 e morto a Parigi l'8 gennaio 1896.

La famiglia di Verlaine apparteneva alla piccola borghesia: il padre, come anche quello di un altro grande futuro poeta, Arthur Rimbaud, era capitano nell'esercito.

Verlaine studia a Parigi; successivamente è impiegato al comune. Frequenta i caffè e i salotti letterari parigini, poi, nel 1866, collabora al primo Parnasse contemporain (vedi Parnaso) e pubblica i Poèmes saturniens. Vi si sente l'influenza di Charles Baudelaire, mentre vi si annuncia già lo "sforzo verso l'Espressione, verso la Sensazione raffigurata" (dalla lettera a Stéphane Mallarmé del 22 novembre 1866) che caratterizza la sua migliore poesia.

Nel 1869, le Fêtes galantes, delle fantasie che evocano il XVIII secolo di Jean-Antoine Watteau, confermano questo orientamento. Nel 1870 sposa Mathilde Mauté, per la quale pubblica La Bonne Chanson.

L'anno successivo, il diciassettenne Arthur Rimbaud appare nella sua vita, e va a turbare gli agi borghesi nei quali il poeta s'era adagiato. Chiamato da Verlaine a cui ha inviato qualche lirica, Rimbaud comincia con lui una relazione omosessuale e una vita di vagabondaggio. Verlaine lascia la moglie e il figlio, Georges (nato il 28 ottobre 1871), per seguire il giovane poeta in Inghilterra e in Belgio. Durante questi viaggi Verlaine scrive i Romances sans paroles.

Questa relazione tumultuosa termina con uno smacco/insuccesso: nel 1873, i due amanti sono a Londra. Verlaine abbandona tutto d'un tratto Rimbaud, affermando di voler tornare dalla moglie, deciso, se ella non lo riaccettasse, a spararsi. Trasloca in un albergo a Bruxelles. Rimbaud lo raggiunge, persuaso che Verlaine non avrebbe avuto il coraggio di mettere fine ai suoi giorni. Nel momento in cui Arthur lo vuole lasciare, Verlaine, ubriaco, gli spara due colpi di pistola, ferendolo leggermente. Verlaine viene così incarcerato a Mons, Rimbaud invece raggiunge la fattoria di famiglia a Roche, nelle Ardenne dove scrive Una stagione all'inferno.

Verlaine è condannato a due anni di prigione, che sconta a Bruxelles e a Mons. È qui, quando viene a conoscenza del fatto che sua moglie ha chiesto e ottenuto la separazione, che si converte al cattolicesimo. Ne uscirà il suo libro di Sagesse.

Alla sua uscita, se ne torna in Inghilterra, poi a Rethel dove esercita l'incarico di professore.

Nel 1883 muore di tifo, durante il servizio militare, Lucien Létinois, un giovane contadino con cui aveva iniziato una relazione appassionata, spinta al punto di adottarlo come figlio. Inconsolabile, di nuovo privo di qualunque affetto, Verlaine piange la morte dell'amante/figlio nella raccolta Amour (edita nel 1888).

Nel 1884 pubblica un saggio su tre "poeti maledetti" (Stéphane Mallarmé, Tristan Corbière, Arthur Rimbaud) che contribuisce a farlo conoscere. Con Mallarmé, è trattato come un maestro e un precursore dai poeti del simbolismo e dai decadenti.

A partire dal 1887, mentre s'accresce la sua fama, Verlaine cade nella miseria più nera. Le produzioni letterarie dei suoi ultimi anni sono puramente destinate alla mera sussistenza. È in questo contesto che nascono le poesie fortemente erotiche di Hombres (a tematica omosessuale) e Femmes (a tematica eterosessuale).

In questo periodo Verlaine divide il suo tempo tra il caffè e l'ospedale.

Nel 1894, viene incoronato "principe dei poeti" e gli viene elargita una pensione. Prematuramente consumatosi, muore a Parigi nel 1896 (a 52 anni).

All'indomani del suo funerale, numerosi quotidiani notano un curioso avvenimento: nella notte seguente le esequie, la statua della Poesia, in cima all'Opéra, ha perso un braccio che si è schiantato, con la lira che sosteneva, nel luogo dove il carro funebre di Verlaine era da poco passato....

Verlaine chiede alla poesia di essere un canto discreto e dolce, che traduce delle impressioni incerte. La sua arte poetica, composta già nel 1874 ma pubblicata solo nel 1882, annuncia lo spirito di un movimento simbolista caratterizzando l'originalità della sua opera:

Un film che rappresenta la tempestosa relazione tra Verlaine e Arthur Rimbaud è Poeti dall'inferno (Total Eclipse) della regista Agnieszka Holland dove Verlaine era recitato da David Thewlis e Rimbaud da Leonardo di Caprio.

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


 

3月22日

Sestri ponente Genova - Piazza della chiesa

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Quadro del pittore Giacomo Vinzoni
La Piazza della Chiesa di Sestri 2002 70x50
 
 
Sergio Sileri
Poeta sestrese
Espresse nei suoi versi l'amaro disincanto del ligure verso la vita e una risentita concezione morale e religiosa.
Nell'Italia del benessere, del tutto e subito, tra il '60 e l'80, tutto un mondo di valori scompariva, senza lasciare
nulla che potesse sostituirlo, e la poesia di Sileri registra dolorosamente questo cambiamento, ponendosi
interrogativi ancor oggi senza risposta. Pubblicò i seguenti libri di poesia: Porto de (1971),
O zeugo sensa fin (1972), E speranse son onde (1976), Oua che l'ombra a chinn-a (1981). Morì nel 1983.
 

Profondo conoscitore della sua gente e del suo mare,

Sileri ha lasciato poesie che rivelano il suo attaccamento

alla terra di Liguria.

Inte l'ægua ch'a franze

Inte l'ægua ch'a franze
Affondo e mæ moæn drent'a-o mâ
fra i scheuggi de nòstre calanche
e pesco inte l'ægua ch'a franze
i seunni de tutti i pescoei,
i canti de tutti i mainæ,
l'amô pe-a mæ tæra savoïa.
  

Traduzione  

 Nell'acqua che frange

affondo le mie mani nel mare 

fra gli scogli delle nostre baie

 e pesco nell'acqua che frange 

i sogni di tutti i pescatori, 

i canti di tutti i marinai, 

l'amore per la mia terra salata.  

3月17日

Charles Baudelaire - L'albatro

Per dilettarsi, sovente, le ciurme
Catturano degli albatri, grandi uccelli marini,
che seguono, indolenti compagni di viaggio,
il bastimento che scivolando va su amari abissi.
E li hanno appena sulla tolda posti
che questi re dell'azzurro abbandonano,
inetti e vergognosi, ai loro fianchi
miseramente, come remi, inerti,
le candide e grandi ali. Com'è goffo
e imbelle questo alato viaggiatore!

Lui, poco fa sì bello, come è brutto
e comico! Qualcuno con la pipa
il becco qui gli stuzzica; là un altro
l'infermo che volava, zoppicando
mima.
Come il principe delle nubi
è il poeta che, avvezzo alla tempesta,
si ride dell'arciere: ma esiliato
sulla terra, fra scherni ,
le sue ali di gigante gli impediscono di camminare.

 

Charles Baudelaire (Parigi, 9 aprile 1821 - ivi, 31 agosto 1867

Il senso di disagio provocato dalla violenta trasformazione socio-economica dell''800 si è manifestato in due diverse poetiche nell'opera di Baudelaire. La prima, quella del simbolismo, è generata da un forte desiderio di ritrovare quel forte legame tra le società pre-industriali e la natura. Sono poste in risalto le analogie tra uomo e natura e accostati i diversi messaggi sensoriali provenienti dal mondo naturale, espressi attraverso la figura retorica della sinestesia. La seconda, l'allegorismo, deriva dal tentativo di sottolineare il profondo distacco della vita rispetto alla nuova realtà industriale, proponendo al lettore spunti di riflessione che richiedono un'attività razionale per essere compresi.


3月15日

Dante Allighieri - Guido, i' vorrei che tu e Lapo ed io

Guido, i' vorrei che tu e Lapo ed io
fossimo presi per incantamento,
e messi in un vasel ch'ad ogni vento
per mare andasse al voler vostro e mio.
sì che fortuna od altro tempo rio
non ci potesse dare impedimento,
anzi, vivendo sempre in un talento,
di stare insieme crescesse 'l disio.
E monna Vanna e monna Lagia poi
con quella ch'è sul numer de le trenta
con noi ponesse il buono incantatore:
e quivi ragionar sempre d'amore,
e ciascuna di lor fosse contenta,
sì come i' credo che saremmo noi.
3月10日

Lorenzo il Magnifico - Canzona di Bacco

Quant'è bella giovinezza,
che si fugge tuttavia!
chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
Quest'è Bacco ed Arïanna,
belli, e l'un de l'altro ardenti:
perché 'l tempo fugge e inganna,
sempre insieme stan contenti.
Queste ninfe ed altre genti
sono allegre tuttavia.
 
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
Questi lieti satiretti,
delle ninfe innamorati,
per caverne e per boschetti
han lor posto cento agguati;
or da Bacco riscaldati
ballon, salton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia
di doman non c'è certezza.
Queste ninfe hanno anco caro
da lor essere ingannate:
non può fare a Amor riparo,
se non gente rozze e ingrate:
ora insieme mescolate
suonon salton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
Questa soma, che vien drieto
sopra l'asino, è Sileno:
così vecchio è ebbro e lieto,
già di carne e d'anni pieno;
se non può star ritto, almeno
ride e gode tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
Mida vien dopo a costoro:
ciò che tocca, oro diventa.
E che giova aver tesoro,
s'altro poi non si contenta?
Che dolcezza vuoi che senta
chi ha sete tuttavia?
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
Ciascun apra ben gli orecchi,
di doman nessun si paschi;
oggi siàn, giovani e vecchi,
lieti ognun, femmine e maschi;
ogni tristo pensier caschi:
facciam festa tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
Donne e giovinetti amanti,
viva Bacco e viva Amore!
Ciascun suoni, balli e canti!
Arda di dolcezza il core!
Non fatica, non dolore!
Ciò ch'a esser convien sia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza

 

 

Lorenzo era nipote di Cosimo de' Medici, detto il Vecchio, fondatore della signoria medicea e figlio di Piero di Cosimo de' Medici e di Lucrezia Tornabuoni. Prima di assumere la signoria di Firenze ebbe modo di mostrare la sua abilità diplomatica in occasione delle missioni che gli furono affidate appena sedicenne a Napoli, Roma e Venezia. Riuscì, inoltre, con l'offerta di onori ed oro, a portare dalla parte dei Medici Luca Pitti, il più grande alleato dei loro avversari politici. Nel 1468, grazie al diretto interessamento di sua madre Lucrezia Tornabuoni, si fidanzò con Clarice Orsini, che sposò l'anno successivo e che gli diede i figli Piero, Giovanni (il futuro Leone X), Giuliano e quattro figlie (Lucrezia, Maddalena, Luisa e Contessina). Per la prima volta un Medici sposava una donna di famiglia nobile, stabilendo un'alleanza tra Medici e Orsini che sarà la chiave per l'arrivo della prima porpora cardinalizia in famiglia, quella proprio di suo figlio Giovanni.

Alla morte del padre (1469), Lorenzo, appena ventenne, insieme al fratello Giuliano, assunse il potere su Firenze. Giuliano, riconoscendone le qualità superiori, lasciò immediatamente i compiti di governo al fratello ventenne. Questi nel periodo dal 1469 al 1472 riformò completamente le istituzioni statali, sopì tutte le rivalità tra famiglie e risolse tutti i problemi familiari in modo da diventare supremo arbitro in ogni questione. Con piccole modifiche alla costituzione comunale, si assicurò il potere senza perdere il favore popolare: vennero conservate le magistrature comunali le quali, private tuttavia di autonomia, furono semplici strumenti nelle sue mani.

Lorenzo compendiava in sé potere politico ed economico, amore per l'arte e per la cultura rappresentando l'incarnazione ideale del principe rinascimentale: era pronto a regnare come signore assoluto. Assicurò, inoltre, un periodo di equilibrio fra le varie potenze italiane, tanto da meritarsi l'appellativo di "ago della bilancia italiana".

Lorenzo il Magnifico, sommo moderatore della politica italiana, seppe creare quell'equilibrio che fu apportatore di una pace fra gli Stati Italiani durata fino alla sua morte, avvenuta l'8 aprile 1492. Nel 1494, al ricomparire delle discordie tra stati, Carlo VIII invase la penisola

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3月8日

8 Marzo

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Nell'inverno del 1908, a New York, le operaie dell'industria tessile Cotton scioperarono chiedendo migliori condizioni di lavoro. Lo sciopero durò alcuni giorni, finché l'8 marzo il proprietario Mr. Johnson, bloccò tutte le porte dell'opificio e imprigionò le scioperanti nella fabbrica alla quale venne appiccato il fuoco. Le 129 operaie morirono, arse dalle fiamme.

Fu Rosa Luxemburg a proporre, in ricordo della tragedia, la data dell'8 marzo . 

Da parte mia l'augurio che mai più nessuno, in nessun paese del mondo, possa privare della dignità un essere umano...soprattutto donne e bambini.

3月1日

Giulia - Chissà

Chissà se talora

un brivido strano

nell’aria fumosa di un vergine autunno,

un timbro di voce fra i tanti vaganti nell’aria,

ti porteranno il ricordo di torride notti d’estate,

quando assieme varcavamo stupiti

 le soglie di un magico mondo,

e soli, fra tutta la gente

coglievamo nel giardino delle esperidi

i frutti d’oro della poesia.

Chissà se un volto o un sorriso

 sbocciato ad un tratto, inatteso,

fra anonimi volti vicini,

ti porteranno indietro nel tempo a me,

or lontana e ignorata,

per ricordarti ancora velluti di notti

passate a leggere versi,

a fingere entrambi,

ognuno impegnato a convincere l’altro

ch'era solo amicizia l’intesa profonda,

a mascherare, turbati,

le piene di un fiume d’amore.

Un ringraziamento a Giulia che mi ha concesso di postare questa poesia che ritengo una delle più belle che ho letto.